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Disabilità in India: un’ondata di proteste per la nuova legge

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giugno 2014

Pangea lavora a Calcutta con un articolato programma di sostegno per le donne e le bambine disabili, di alcuni slum della città.
Le condizioni di vita di una persona disabile in India, e in particolare della parte femminile della popolazione, violano molti dei diritti umani basilari.
Impossibilitate ad accedere a cure adeguate, a usufruire di servizi di supporto e a incrementare la propria autonomia grazie a strumenti di reinserimento socio-economico, le donne e le bimbe con disabilità (che rappresentano il 44% di tutte le persone disabili nello Stato indiano) sono in gran parte destinate a una vita di emarginazione, discriminazione e sofferenze.
Nell’ultimo decennio la popolazione disabile è aumentata del 22,4%, con un aumento del 48,2% nelle città e del 13,7% nelle zone rurali, dove la mancanza di adeguati servizi di assistenza e consulenza, controlli medici e diagnosi rende comunque difficile individuare le persone disabili che vivono totalmente emarginate dalla società.
“Diritti, non carità”: questo è il messaggio contenuto nella Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità del 2007, di cui l’India è stata una delle prime firmatarie (il 1° Ottobre 2007). Con la ratifica, lo Stato indiano ha assunto l’obbligo di formulare leggi e politiche che siano in linea con la Convenzione. Così nel 2010, su pressione delle organizzazioni impegnate sulla questione disabilità e diritti, si è iniziato a lavorare alla riforma della legge sulla disabilità e il processo è stato lungo e complesso: si sono svolti incontri di consultazione con la società civile a tutti i livelli e in ogni Stato; è stata presentata una proposta di legge nel 2011 che, dopo oltre 2 anni di discussione è stata approvata dal Ministero per la Giustizia sociale e l’Empowerment.
Ma quando, alla fine del 2013, la proposta è finalmente arrivata al Parlamento per l’adozione, la Camera Alta ha stravolto il testo, riducendolo a una legge molto simile a quella già esistente (risalente al 1995 e considerata completamente arcaica) e scatenando l’indignazione e la sollevazione di tutte le organizzazioni che hanno partecipato al processo.
Da Gennaio ad oggi marce, proteste e iniziative di diverso tipo sono state organizzate dalla società civile per rivendicare a voce alta i diritti delle persone con disabilità.
Pangea, insieme all’associazione partner locale a Calcutta con la quale viene realizzato il progetto Casa Pangea Calcutta, è stata in prima linea in questo lavoro di advocacy, insieme al Fourm nazionale dei movimenti sulla Disabilità. Che cosa si chiede esattamente con la nuova legge sulla disabilità? Che siano riconosciuti e garantiti a tutte le persone con disabilità i diritti umani fondamentali, al pari di qualunque altro cittadino/a. In particolare si chiede:

• Il riconoscimento di tutte le forme di disabilità (estendendo quindi la definizione di “disabilità” dalle attuali 7 a ben 19 diverse forme di disabilità, in modo da includere quante più forme possibili tra cui la talassemia, la cecità, la distrofia muscolare, l’autismo ecc.)

• La fine dell’impunità e sanzioni penali per chi viola i diritti delle persone con disabilità

• L’applicazione di un’ottica di genere nelle politiche sulla disabilità, rispondendo così alle esigenze specifiche delle donne e delle bambine disabili, per poter garantire in modo opportuno e adeguato i loro diritti

• Il riconoscimento e la tutela dei diritti civili e politici delle persone con disabilità

• Una custodia legale limitata (e non totale), in modo che il tutore non possa decidere totalmente per la persona disabile, indipendentemente dalla sua volontà.

Richieste importantissime, per le quali Pangea lavora da anni, realizzando con i propri programmi, attività di sensibilizzazione riguardo alla condizione delle donne disabili, promozione dell’educazione e dell’istruzione, formazione professionale e microcredito, e naturalmente assistenza medica. Lo staff del progetto aiuta le beneficiarie attraverso a ottenere protesi e supporti ortopedici e cure specialistiche, accompagna loro e le loro famiglie attraverso l’iter burocratico per ottenere la Disability Card e le agevolazioni statali come la pensione di invalidità e gli abbonamenti per il trasporto pubblico; realizza insieme alle donne molteplici attività di sensibilizzazione che coinvolgono intere comunità sulla problematica.
Dal 2007 a oggi, Pangea è riuscita a sostenere quasi 5.000 donne nel proprio percorso di rinascita, distribuendo oltre 50 microcrediti, assicurando l’istruzione a più di 160 bambine disabili, a garantendo cure, visite e supporto medico a centinaia di donne.

Leggi gli aggiornamenti del rapporto annuale 2013

Fondazione Pangea Onlus