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India. Donne disabili, diritti e opportunità. A che punto siamo?

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dicembre 2014

Nonostante i progressi significativi in tema di qualità della vita, ineguaglianza di genere, discriminazione e rispetto dei diritti conseguiti dalle donne in generale e in particolare da coloro che sono maggiormente vulnerabili, in India tutto questo rappresenta ancora una grande questione aperta.

La maggior parte delle donne delle periferie e delle zone rurali, le donne ai margini delle classi sociali, o coloro che appartengono a gruppi particolarmente indifesi, fanno quotidianamente esperienza della negazione dei propri diritti fondamentali.

Le problematiche affrontate dalle donne disabili sono ancora per la maggior parte ignorate dai più, sia all’interno del Governo, sia nella società civile. Le donne con disabilità non sono soltanto una categoria socialmente invisibile, ma la loro critica situazione non ha uguali né comparata a quella degli uomini disabili, né a quella delle altre donne non disabili.

Manca completamente un discorso coordinato che riguardi l’avanzamento e la garanzia dei diritti delle donne con disabilità tra le organizzazioni governative, le Ong, la società civile e i forum nazionali e internazionali.

A livello globale la Convenzione Cedaw è considerata il fondamento della maggior parte delle politiche e delle azioni volte ad eliminare le discriminazioni verso le donne, dato che la Convenzione stessa ha steso delle specifiche linee guida a cui gli stati devono uniformarsi in materia di uguaglianza di genere, giustizia, ed empowerment delle donne.

Nonostante la Convenzione parli di “diritti per tutte” soltanto con la convenzione di Pechino 1995 le donne disabili sono esplicitamente menzionate come categoria vulnerabile.

Al di fuori di questa presa di posizione, nessuno sforzo particolarmente significativo è stato fatto in loro favore. In India, tra le leggi promulgate per rendere effettive le raccomandazioni della convenzione Cedaw, nessuna include in maniera specifica clausole riguardanti la lotta alle discriminazioni fronteggiate dalle disabili.

Quest’anno il Comitato Cedaw ha preso in esame il quarto e quinto report periodico dello Stato Indiano, l’Alternative Report e la presentazione redatta dall’Indian Women’s Organizations.

In quell’occasione ho lavorato molto in prima persona per sottolineare la problematica del genere legata alla disabilità e all’ottenimento di uguali diritti e opportunità per tutte loro, prendendo parola in diversi forum tematici, specialmente con la National Alliance of Women’s Organisations, che lavora strettamente per monitorare i processi Cedaw.

Nel tempo, i membri della National Alliance sono diventati attenti e sensibili alla tematica, così che il tema delle donne disabili è stato incluso ed è assurto a “questione emergente e importante” all’interno dell’Alternative Report.

Il Comitato Cedaw ne ha preso nota e ha chiesto alle delegazioni governative quali passi erano in programma per migliorare la situazione delle donne con disabilità.

La risposta ottenuta è stata molto generica: i deputati hanno reso noto un disegno di legge ancora in fase di approvazione presso il Parlamento, alcune proposte in qualche lavoro parlamentare, e la formazione di una Commissione Disabilità sia a livello regionale che statale, ma nulla che fosse specificamente diretto a priorizzare la questione di genere all’interno del discorso disabilità.

Per questo motivo il Comitato Cedaw, nelle raccomandazioni finali, ha espresso il proprio disappunto, in special modo per quanto riguarda la negazione delle tutele legali a donne con disabilità intellettuali o psicologiche.

Il Comitato ha specificato che “le donne disabili, con un alto tasso di povertà, mancanza di accesso all’educazione, al lavoro e ai servizi sanitari, specialmente residenti in zone rurali, devono affrontare molteplici sfide, comprese l’inadeguato accesso ai pubblici servizi e facilitazioni, le aggressioni in pubblico, nonché l’esclusione dai processi decisionali”.

Ha inoltre espresso rammarico per la mancanza di dati disaggregati sulla disabilità, mancanza che non permette una risposta efficace alla violenza contro le donne disabili, né un registro del tipo delle disabilità.

É stato un risultato rimarcabile. Le raccomandazioni del Comitato sono state inclusive, significative e hanno abbracciato le questioni chiave per l’eliminazione delle discriminazioni verso le ragazze e le donne con disabilità.

Per le donne disabili attiviste è stato un riconoscimento meritato e atteso da tempo. Ora sono disponibili delle linee guida per le azioni future, anche se la strada è ancora lunga. La sfida che ci si presenta innanzi, prima di tutto, è quella di dare vita a un piano strategico di azione e la sua implementazione da parte dello stato, perché vengano realizzate le raccomandazioni Cedaw.

La versione finale del sopramenzionato disegno di legge riduce le clausole dei diritti delle donne disabili a poche righe, tagliando tutte quelle specifiche: tutto ciò riflette una generale apatia rispetto al problema.

Così modificata, la legge fallirà nell’intento di affrontare la questione che il Comitato ha evidenziato come prioritario ed estremamente urgente, per il quale ha chiesto allo stato di prendere azioni immediate.

In una situazione come questa, è necessaria una strategica azione di advocacy sia livello nazionale, che provinciale e internazionale. È essenziale una collaborazione tra le realtà che si occupano di diritti di donne disabili e tra le varie piattaforme a tutti i livelli perché il Governo rispetti le richieste per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazioni.

AWWD in quanto organizzazione formata da e per le donne con disabilità continuerà con la sua azione per conseguire i risultati. Fondazione Pangea è un partner importante di AWWD da oltre sette anni che ci ha aiutato non solo nel lavoro di advocacy a livello nazionale, e con i diversi forum a livello statale, ma che ci ha permesso di far sentire forte la nostra voce nei forum internazionali.

La strada da percorrere è ancora molto lunga, per questo c’è estremo bisogno di unione, di un piano di advocacy strategico che rafforzi le attività, e c’è necessità di potenziare il lavoro di rete tra le realtà che si occupano della questione a livello internazionale per poter fare pressione sui Governi per l’implementazione e il monitoraggio delle azioni.

Questa sarà una delle parti più importanti del piano per le future azioni di Pangea e Awwd per assicurare uguali diritti e nessuna discriminazione per le ragazze e le donne con disabilità.

Kuhu Das
Direttrice AWWD, Calcutta